Lecce

Città antichissima Lecce è stata nel corso del tempo punto di incontro di diverse e illustri civiltà ognuna delle quali ha lasciato il suo carattere e la sua impronta nei monumenti, nel costume e nel dialetto in cui abbondano terminologie greche, latine, spagnole, francesi.
Pur conservando gelosamente le vestigia greche, romane, rinascimentali, Lecce ha legato la sua immagine, in modo esclusivo e simbiotico, al barocco. Un barocco che si esplicita nella grazia della maestria ornamentale più che nelle ampollose scenografie delle strutture, un barocco espressione di una istintiva teatralità della città tutta proiettata verso l’esterno. Spesso infatti l’esuberanza decorativa della facciata trova come contraltare un controllo di derivazione classica negli spazi interni. 
 
 
Esempio chiaro a riguardo palazzo dei Celestini, il cui vasto cortile interno si apre in un porticato che con elegante essenzialità si articola con una sequenza armoniosa di archi sorretti da agili colonne richiamanti in maniera esplicita il ricordo di palazzi rinascimentali. La facciata invece esibisce un tripudio di trine e merletti che senza soluzione di continuità giungono fino alla basilica di Santa Croce affollatissima e aggettante di mensole, cariatidi, putti e cartocci, grifi, festoni; sbalorditiva esibizione di abilità e intelligenza artigiana, che nella sua plastica mescola in modo sorprendente e con virginea spontaneità, l’eredità normanna ed echi della classicità romana . Altro discorso per l’interno che con la severa prospettiva delle navate ritorna ad discorso di sobria eleganza e continenza. Ma questa tensione verso l’esterno è il tratto caratteristico della città, che esprime tutta la sua vitalità nella considerazione costante del punto di vista del visitatore, anche nei singoli palazzi e non solo nei suoi monumenti più importanti e noti. Anzi nel tessuto urbano monumenti come Santa Croce e il palazzo del Seminario appaiono come suscitati da una città che armoniosamente si sviluppa trovando in essi l’accordo finale e il coronamento. Percorrendo l’intimità scenografica della sue stradine, un variatissimo scenario colpisce l’occhio del visitatore accompagnato in un interrotto fiorire di prospettive e scorci che tendono a catturarne l’attenzione. 
Questa considerazione dello guardo del visitatore trova conferma nello straordinario inventario di variazioni in cui trovano espressione le mensole dei balconi di Lecce. Vista la esigua e larghezza delle sue viuzze, i palazzi permettono uno sguardo che muova dal basso verso l’alto, fornendo proprio nelle mensole il suo elemento più in vista. Da qui, la necessità di far correre la fantasia per esibire all’occhio dell’ospite una sempre nuova inserzione della mensola che adorni la sporgenza dei balconi. Come nota in maniera illuminante, a questo proposito Cesare Brandi, questo produce un fatto singolarissimo, che spiega il senso architettonico che suscita Lecce nello spettatore,: l’architettura degli esterni diviene, relativamente al piano della strada con cui fa sistema, architettura d’interni. Da qui, la grande vitalità artistica di Lecce nel suo complesso che supera e ingloba armoniosamente i singoli monumenti. Esempio di grande evidenza, a riguardo, piazza del Duomo costruita come un grande cortile cui si accede attraverso un grande portone. Un complesso che trova nella armoniosa fusioni dei suoi singoli elementi tutta la sua carica di fascino. Un prodigioso equilibrio misteriosamente esplicitato nel bilanciamento tra il volume e l’altezza del campanile e l’ampiezza del sagrato, tra l’angolo prospettico dell’ingresso e lo scenario della loggetta del vescovado, una costante interruzione degli usati allineamenti prospettici che riesce sempre e comunque a ritrovare armoniosa conclusione. Proprio questa particolare estroflessione della città di Lecce ne fa una perla unica, in cui singolarmente l’urbanistica si fonde con  architettura, offrendo al visitatore nelle sue strade e viuzze uno scenario di impreviste gioie per lo sguardo.
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