L'incanto senza tempo di Acaya

Salento dove andare

Da Lecce basta percorrere pochi chilometri di una strada che si snoda tra ulivi secolari e masserie diroccate dal tempo per raggiungere l’unico esempio superstite dell’Italia meridionale di città fortificata dal sapore rinascimentale. Acaya, piccola e suggestiva frazione del comune di Vernole, rappresenta un esempio prezioso e raro della cultura del Rinascimento salentino, qui infatti, Gian Giacomo dell’Acaya, architetto e militare, volle realizzare la sua piccola città ideale. Quello della città ideale è un tema che percorre il Rinascimento italiano in cui diventa centrale la necessità di una riorganizzazione dello spazio urbano a partire dal rapporto uomo/universo, rapporto di uguaglianza in cui l’uomo rappresenta il modulo di altri aspetti del creato. Una concezione antropocentrica in cui l’uomo è microcosmo della città e suo motore attivo, come già espresso da Vitruvio, secondo il quale l’architettura serviva a creare uno spazio congruo all’uomo, pensato a sua misura e in grado di garantire il vivere civile, per cui l’esigenza di decoro rappresentava un presupposto fondamentale. A partire da questi principi Gian Giacomo nel 1536 là dove sorgeva il minuscolo villaggio di Segine costruì un centro fortificato protetto da un ampio fossato, un castello e bastioni dotati di cannoniere e feritoie cui diede il suo nome. La città vagheggiata dall’uomo di fiducia di Carlo V prese corpo e divenne realtà nelle campagne del Salento dove il suo profilo trapezoidale si staglia messaggero di un tempo in cui in cui la tensione verso l’armonia trovò la sua concretizzazione più prossimo alla realizzazione. Solo un ponte levatoio unisce il resto della terra a questo luogo simile a un vascello che sfida lo scorrere delle epoche fluttuante sulle onde del tempo. Dopo anni di colpevole abbandono, questo borgo è oggi al centro di un lavoro di riscoperta e valorizzazione che lo ha visto finalmente aperto al pubblico e sede di interessanti mostre e iniziative culturali. Durante i lavori di restauro è stato ritrovato un affresco della Dormitio Virginis, datato seconda metà del 1300, che rappresenta gli Apostoli che assistono alla morte della Vergine e Gesù che ne raccoglie l’Anima e la presenta al Padre, secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi. Una passeggiata per le vie del borgo permette infine di apprezzare gli aspetti e le architetture rinascimentali, che si sono mantenute quasi intatte sino ai giorni nostri. La zona, ricca di uliveti, vecchi in alcuni casi anche più di mille anni, conserva ancora alcuni antichi frantoi, come il Trappetto Caffa di Vernole, in funzione già nel 1576. La leggenda vuole che il trappetto sia stato popolato da un manipolo di buffi folletti, gli uri, che in alcune notti dell’anno, dopo aver mangiato abbondantemente e bevuto numerosi otri di robusto vino salentino, raggiungevano il centro abitato per fare scherzi e sberleffi agli abitanti.

Località: 
Lecce
Acaya
Vernole