Monteruga il villaggio fantasma

Dove andare in Salento

Sulla strada che collega San Pancrazio Salentino a Torre Lapillo, chi si avventuri osando ignorare gli arrugginiti cartelli che indicano la proprietà privata di Monteruga, può avere la ventura di imbattersi in un paese fantasma con tutto il fascino che solo i relitti sanno esercitare. Si tratta di un villaggio di epoca fascista sviluppatosi attorno alla masseria omonima, una delle tante che costellavano le contrade tra San Pancrazio, Salice e Veglie. La zona, oltre mille ettari, venne acquistata dalla Sebi, Società elettrica per la bonifica e l’irrigazione, che avviò un processo di sviluppo che portò in Arneo famiglie del basso Salento e da altre regioni. Monteruga divenne un’azienda agricola di grandi dimensioni con frantoio e cantina dedito anche alla lavorazione del tabacco, all’epoca una delle colture più diffuse sul territorio. Il piccolo agglomerato venne fornito di una piazza, una chiesa, scuola e caserma, tutto quello che serviva per dare senso di comunità, che si accrebbe fino ad ospitare 900 persone. Dopo l’Ente riforma e l’Iri la fine del piccolo borgo è arrivata con la privatizzazione. Il paese è rimbalzato da un proprietario all’altro per essere definitivamente abbandonato trenta anni fa. Oggi il borgo giace abbandonato, silente la sua piazza, che nella solitaria e ormai fuori dal tempo geometria ha raggiunto una dimensione metafisica; attraversarla, con le sue ombre nette e i portici solitari e aperti come uno sbadiglio, fa venire in mente le piazze d’Italia di De Chirico, ad ogni passo sembra di avvertire la possibilità palpabile di una rivelazione sempre rinviata, un senso di sospensione e attesa destinata a non risolversi mai. Osservare questo borgo è come guardare una istantanea, immergersi in tempo ormai irrimediabilmente immobile perdendosi nei suoi meandri enigmatici.